A quella che verrà - Piccolaopera

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A quella che verrà

Chi siamo

2/2/1947


A QUELLACHE VERRA’

Non ti conosco e forse morirò senza conoscerti. Sono vecchia e molti acciacchi sono piombati su di me.
Eppur, senza sapere il tuo nome, senza sapere da che parte verrai, senza conoscere la tua età, né la tua famiglia, da parecchio tempo prego per te e oso chiamarti: figliola mia! Sì, figlia di tanto affetto, figlia di tanta preghiera, figlia di tanto dolore.
Sì, ti desidero, sì a volte nelle ore più tristi, ti invoco.
Tu non sai quante volte il mio povero cuore ha bisogno di comprensione e d’appoggio… Ma basta parlare di me, io ti dico solo che un santo sacerdote (parroco di Diano Castello) nel ‘42 mi parlò di colei che con gioia sarebbe stata chiamata a reggere la Piccola Opera. Non ti aveva visto, non sapeva nulla di te, affermava solo (e mi pareva una risposta di Dio) che un giorno tu avresti retto la P.O. e che io, morendo, avrei avuto il conforto di lasciare la P.O.in mani sicure. Io gli credetti e cominciai da quel giorno a pregare per “quella che verrà”. Del resto la certezza assoluta che l’Opera vivrà e farà molto bene, era nell’animo mio fin da quando l’Opera nacque.
Vennero momenti dolorosi, morirono i nostri Padri, morirono le le prime compagne di lavoro, due lunghe terribili guerre sconvolsero il mondo, ma quella certezza rimane e si fa sempre più luminosa, sempre più forte.
L’Opera ti aspetta, figliola mia, ma se anche il buon Dio mi chiamasse a Sé prima della tua venuta, se anche esalassi l’ultimo sospiro senza averti veduta, senza essere confortata dal tuo sorriso, oh, non importa!
E’ bene amare nel distacco, è bene vivere di fiducia, per me ècosa essenziale non appoggiarmi che a Dio, non confidare che nella sua infinita bontà,lasciando a Lui scegliere l’ora in cui l’anima prescelta dovrà presentarsi.
Ecco perché, figlila mia, iomi abandono completamente fra le braccia del Padre Celeste.
Sarà un gande sacrificio per me morire senza vederti, morire senza dirti una parola d’incoraggiamento e di benedizione, ma il sacrificio deve essere il nostro pane quotidiano. Del resto l’esempio ci viene da Gesù: Egli muore sulla croce insultato, deriso, bestemmiato e tutto sembrava perduto. Invece tutto allora soreva.
Nella mia pochezza, nellamia miseria io morirò conenta di seguire (da lonano,oh, molto da lontano) le orme del Maestro!
E dal Cielo ti benedirò, ti assisterò, ti starò vicina, più che una mamma non sta vicina al suo bambino.
E se per il momento,altra, per mio consiglio, sarà chiamat a reggere la Piccola Opera, sappi che questo non sarà che un provvedimento provvisorio,come giàdissi esponendo a . E. lemie ultime volontà.
Ti lascio, figliola. Questi miei foglietti raccolti in una busta,ti saranno consegnati quando verrai.


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